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Epiphone Nikki Sixx Blackbird, all in the name of Rock’n’Roll

Nel 1962 Gibson per rispondere allo strapotere di Fender che si stava imponendo in quegli anni decise di lanciare un nuovo modello di chitarra e basso, per farlo chiamò il designer di automobili Ray Dietrich, fu così che nel 1963 videro la luce la Gibson Firebird e il Gibson Thunderbird, il primo basso a scala 34″ della casa di Kalamazoo.
Come praticamente tutti i bassi Gibson, il Thunderbird non solo non è riuscito a scalfire il predominio Fender sui bassi, ma nel corso degli anni ha vissuto fortune alterne, nonostante ciò la lista dei suoi utilizzatori è lunga e farcita di nomi illustri come John Entwistle dei The Who, Glenn Cornick dei Jethro Tull, Suzi Quatro, Leon Wilkeson dei Lynyrd Skynyrd, Simon Gallup dei The Cure, Frankie Poullain dei The Darkness per fare solo alcuni nomi, e ovviamente Nikki Sixx dei Mötley Crüe a cui è dedicato questo signature: l’Epiphone Nikki Sixx Blackbird.

Il Blackbird ha un manico avvitato (e non necktrough come avviene solitamente nei Thunderbird) scala 34″ in acero e tastiera in palissandro, 20 tasti con segnatasti in Pearloid a forma di Iron Cross, capotasto nero in plastica da 38mm e profilo a C, sulla paletta trovano posto 4 meccaniche chiuse di colore nero.
Il corpo è in mogano con ponte a 3 viti Epiphone nero come tutto il resto dell’hardware che comprende un Opti-Grab™, un anello che teoricamente permette di ancorare il mignolo per avere una presa più salda suonando col plettro, all’atto pratico è più le volte che verrà utilizzato come passa cavo di sicurezza, la parte elettronica è composta da due pickup humbucker passivi DeepSixx controllati da una elettronica composta esclusivamente da uno switch a due vie on-off che funziona da Kill Switch del segnale, avrete solo due settaggi di volume quindi: acceso o spento, nessun potenziometro per tono o volume e nessuno switch di scelta dei pickup.
Il pickguard è in plastica trasparente e il tipico logo del Thunderbird è adornato da una Iron Cross che riprende quelle sulla tastiera, il look aggressivo è anche dato dalla finitura, identificata come Pitch Black, un nero satinato che copre tutto il body, mentre per il manico è sempre nero, ma più glossy.

Il manico ha un intercorda stretta da Jazz Bass, ma il profilo generoso assicura una presa sicura della mano, non è un basso pensato per dei virtuosismi, d’altronde si capisce già dal look che il Blackbird è un basso fatto per suonare rock, punk e metal, quindi corde Roundwound e plettro sono il suo pane, che vanno a bilanciare il timbro piuttosto scuro dello strumento tipico degli strumenti di casa Gibson, è ottimo per reggere la sezione ritmica in gruppo, riempie rimanendo però distinguibile nel mix, a discapito dell’aspetto questo Blackbird può anche essere usato in altri generi tranquillamente, mantenendo una discreta versatilità e come suoni non si discosta molto da un classico Thunderbird insomma.
Il più grande limite di questo basso però è il bilanciamento, il Neck Diving è un problema tipico del Thunderbird dovuto alla forma del body e alle dimensioni della paletta, qui addirittura accentuato della posizione dello strap lock che si trova sulla placca di aggancio del manico, per avere una certa ergonomia ed inclinazione bisognerà posizionarlo molto in alto a tracolla, invece portando la tracolla molto bassa il basso tenderà ad essere praticamente orizzontale e parallelo al terreno, posizione tanto scomoda quanto scenografica.
A livello di fattura è fatto piuttosto bene per il prezzo basso a cui era venduto (è ormai fuori produzione, ma lo si trova facilmente usato intorno ai 250€, anche meno a volte), assemblato bene e senza sbavature sulle finiture, le meccaniche e i legni sono in linea con gli strumenti della stessa fascia di prezzo.

Insomma, diciamo la verità, questo Epiphone Blackbird ha una estetica tamarra, un suono cafone, controlli limitatissimi e un serio problema di neck diving, ma ha anche dei difetti.
Se cercate un basso che solo mettendovelo a tracolla faccia scena, di certo questo Blackbird non passa inosservato, ma se cercate ergonomia e comodità lasciate perdere.

See ya!
Cesare

Pubblicato da TheNerdBass

Nerd e bassista autodidatta perennemente affetto da G.A.S. Ho suonato in svariate band e band sia di cover che di inediti, spaziando dall'heavy metal, rock, pop, funk e alternative. Con un paio di esse ho anche pubblicato due EP autoprodotti. Dal settembre del 2013 al giugno del 2015, ho frequentato la scuola civica di musica di Gambolò, studiando basso elettrico Dal 2017 sono il bassista della band Bad Condition.